Una volta arrivati in cima, si può solo scendere

Se mi è chiaro perché i popoli andini abbiano sempre rispettato le montagne come luoghi di vicinanza privilegiata agli dei o divinità loro stesse, la sensazione si amplifica ulteriormente quando arrivo a Pucon. La routine ormai è così collaudata che vado in automatico. È mattino presto, scendo dall’autobus, aspetto lo zaino, lo carico in spalla, seguo la mappa fino al nuovo ostello.

E poi, finalmente, alzo lo sguardo.

Il Vulcano Villarrica è lì, a scrutare la città dall’alto. Sembra quasi di poterlo toccare e io nemmeno lo avevo visto, con lo sguardo basso di quando vai troppo di fretta. Sarà la forma perfetta di quel cono bianco, coronato da una nuvoletta che appare così innocente.

Lo trovo semplicemente ipnotico.

Non oggi, però. La camera sarà pronta solo nel pomeriggio, così mi preparo un caffè e chiedo qualche suggerimento su cosa fare. Siamo nella regione dei laghi, la natura inizia a mostrarsi in tutta la sua maestosità, per camminare si parte presto. Mi dicono che posso andare alla Riserva Naturale El Cani. Esco praticamente come sono, in borsa una bottiglietta d’acqua, un panino e dei biscotti. Il guardiaparco mi dà una mappa e mi spiega punti di riferimento e distanze. Che il primo pezzo è quello più ripido, che poi si attraversa una zona con neve. È una giornata di sole perfetto, ideale per arrivare fino in cima per ammirare il panorama.

Poche cose mi fanno sentire in pace come il silenzio del bosco, quando gli unici rumori sono quelli degli animali nascosti nel folto, e dei tuoi passi sulle foglie a terra.

Mi piace affrontare un percorso nuovo, di cui non sai granché e che quindi è tutto da scoprire. In qualche modo sono un curioso mix di organizzazione e incoscienza. O forse non è per niente strano. La verità è semplicemente che, di fronte a un’opzione nuova, mi entusiasmo e vado. Così quando la neve appare, tutt’attorno alla laguna a metà percorso, procedo come se niente fosse, cercando di seguire le impronte di quelli passati prima di me, unica traccia della strada da seguire.

Non mi faccio domande.

Anche quando vado a correre in collina è lo stesso. Mi dicono dove presentami e io arrivo. Certo, i chilometri e il dislivello. Ma non verifico quasi mai nel dettaglio il percorso. Ci sono già abbastanza cose nella vita che cerco di tenere sotto controllo. A volte, semplicemente, è bello fidarsi. Dei miei compagni di corsa, perché sono certa che arriveremo tutti in fondo. Stavolta, del guardiaparco, che ha visto come sono vestita e non ha cercato di dissuadermi.

In fondo, per fare qualcosa di nuovo, non serve sempre un pizzico di incoscienza?

Non rivelo niente di eccezionale se dico che, quasi sempre, i limiti che mettiamo alle nostre possibilità non sono reali. Non che non esistano limiti, sia ben chiaro. Ma non è affatto detto che siano lì dove noi li poniamo. Per superarli, a volte, ingannare un po’ se stessi è la soluzione migliore.

Non dare alla mente troppe opportunità di convincersi che non ce la farà.

La neve continua. Chissà perché avevo capito fosse solo in un tratto limitato, in una conca meno esposta. La salita torna a farsi ripida, procedo lentamente. Ma la vista, in cima, è ancora meglio di quanto potessi immaginare. Il Villarrica, appunto. E il Lanín e il Quetrupillán, alcuni dei vulcani che si susseguono lungo tutta la cordigliera. E Pucon sulle sponde del lago. Mi siedo e mangio il mio panino davanti a questa meraviglia. I piedi bagnati e i pantaloni infangati non mi sembrano un prezzo eccessivo.

In città, vado subito a prenotare l’ascesa alla cima. Mi ha stregato. Appare ogni volta che alzo lo sguardo, bianca e scintillante sotto la luce del sole. Anche stavolta limito le domande alle informazioni che mi servono veramente, senza lasciare alle paure il tempo di fare capolino.

La salita, per me, è la parte semplice. Fin da bambina mi hanno insegnato che l’importante è trovare il proprio ritmo. È lo stesso nella corsa, quando entro in quel flusso non ho più bisogno di concentrarmi, le gambe vanno da sole, la mente è libera. In fila indiana, avanziamo nella neve resa soffice dal sole, che preannuncia un’altra giornata calda ben oltre la stagione. La piccozza non deve affrontare il ghiaccio, serve solo a bilanciarsi via via che il pendio si fa più ripido.

Non devo pensare alla discesa, è quella a farmi paura. Mi concentro sulla fatica, sensazione che ho imparato a fare mia, non lotta contro se stessi ma movimento che fa sentire pienamente vivi. Lo spazio attorno è sempre più ampio, lo sguardo arriva sempre più lontano.

Lasciamo gli zaini in una conca riparata dal vento, per raggiungere la vetta leggeri. Non possiamo avvicinarci troppo alla bocca del cratere per il rischio di essere colpiti da materiali incandescenti. Ci aggiriamo immersi nelle folate di fumo, marziani nascosti dietro la maschera antigas e gli occhiali scuri, cercando di imprimerci dentro la sensazione di quel momento. Il vulcano borbotta, razionalmente so che non è nulla.

Ma sussulto, mi ricordo che quassù sono solo un ospite.

Poi, appunto, è ora di tornare. La guida ci mostra come scivolare verso valle, la piccozza diventa ora lo strumento per regolare la nostra discesa.

Mi spaventa la velocità, la sensazione di non avere il controllo.

Ecco perché non ho chiesto prima tutti i dettagli, probabilmente mi sarei convinta che non potevo farcela. Invece sono qui. Le guide sanno il fatto loro, se mi dicono che posso, deve essere così. E, in ogni caso, devo scegliere tra tentare e restare qui in cima.

Il primo tratto è terribile. È uno dei più ripidi, fatico a mantenere la traiettoria, mi sembra mi si stacchi il braccio con cui premo sulla piccozza per non finire direttamente a valle. Poi un po’ io inizio a capire e un po’ il pendio si fa più dolce, finisce per essere divertente.

Cosa proviamo domani?

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Una risposta a “Una volta arrivati in cima, si può solo scendere”

  1. Laura sei bravissima !!ho letto ora il tuo ultimo blog ..qui In piazza a puerto natales !oggi giornata libera e ho approfittato di fare qualche disegno .. dove sei?! :)ciao!!! Ho ricevuto il tuo messaggio ma era impossibile rispondere .. sarai su un autobus che ti porta al sud buon viaggio !! Un abbraccio

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