Another turning point, a fork stuck in the road

..so make the best of this test and don’t ask why/ it’s not a question but a lesson learned in time…

A fine 2014, ho deciso di cambiare lavoro.

Come nelle migliori storie, ero arrivata in azienda in modo del tutto fortuito. Avevo accompagnato mio fratello a fare un colloquio in un’agenzia per il lavoro e mi ero trovata, una settimana dopo, seduta dall’altra parte della scrivania. Nel settore erano anni pionieristici, in cui si poteva mettere alla prova una persona che, come me, di colloqui ne aveva fatti ben pochi, e tutti come candidata. Ma sono sempre stata sveglia e testarda, e loro avevano bisogno di qualcuno che occupasse immediatamente quel posto vuoto. E così, in qualche modo, ci siamo buttati entrambi. E ce l’abbiamo fatta.

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Who’s gonna ride your wild horses?

You’re dangerous ’cause you’re honest
You’re dangerous, ‘cause you don’t know what you want

(U2)

È cominciato tutto poco più di un anno e mezzo fa. Un’estate in cui, all’improvviso, quella vena di irrequietezza sopita da così tanto tempo, è tornata a manifestarsi dirompente.

E quando dico dirompente, intendo mollo-tutto-e-sparisco.

Lo avevo fatto davvero, un’altra estate di tanti anni fa. Ferie prenotate e tutto pronto a partire in tripla coppia. Invece ho buttato tre cose in una borsa, ho messo a tutto volume il cd di Achtung Baby e sono partita in giro per mezza Italia con quell’amica insieme a cui a 20 anni sei Thelma & Louise. Lo ricordo come un agosto epico, naturalmente. Un paio di migliaia di km senza aria condizionata, nessun orario né obbligo, amici assortiti da visitare lungo la strada. Forse è quello, il primo viaggio che ha risvegliato la mia fame costante di scoperta.

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