I have not failed. I’ve just found 10,000 ways that won’t work — Thomas Edison

Sulla teoria siamo tutti ferrati. E’ quando si passa alla pratica che le cose si fanno un po’ più complicate.

Buoni propositi? Certo!

Uscire dalla comfort zone? Come no!!

Darmi la possibilità di fallire? Sì, eccomi, pronta… vabbe’, insomma, parliamone… da dove si parte?!?

In realtà, sull’argomento “buoni propositi” l’opzione fallimento è parecchio gettonata. Mangio sano, vado in palestra, inizio a risparmiare, smetto di fumare! Ed entro fine gennaio o poco oltre tutti questi obiettivi che il primo dell’anno sembravano così chiari, quasi scontati, sono già finiti nel dimenticatoio. Anzi, ormai è tutto un fiorire di commenti del “perchè i buoni propositi sono destinati a naufragare miseramente”, dettagliate spiegazioni che ci investono prima ancora che questi benedetti obiettivi siano stati definiti.

Infatti in questo caso non si parla certo di fallimento come opportunità di imparare, capacità di lasciare andare o realizzazione di un’alternativa da superare. Ma dell’ennesima occasione di profezia che si autoavvera. Ci diciamo che non riusciremo a cambiare — e poi effettivamente non cambiamo. E come potrebbe andare in modo diverso, se non ci proviamo veramente, raccontandoci che tanto non ce la faremo e sabotandoci in partenza?

Per chi quest’anno vuole sperimentare (ma anche solo per chi ha voglia di un buon libro!), tre suggerimenti tra cui scegliere…

Livello 1

Per dieci minuti – Chiara Gamberale

Per chi ha deciso di tentare, ma non sa da dove partire. 30 giorni di una terapia che sembra un gioco: fare ogni giorno, per dieci minuti, una cosa mai fatta prima.

“Ma.. è sicura che funzioni?”

“Dipende da lei. I giochi sono per persone serie” (…)

“Alla fine cosa si vince? Riavrò indietro la mia vita?”

Chiara ci prova in un momento in cui il suo mondo è crollato, in cui va a dormire sperando di non risvegliarsi nemmeno. Suona il violino e ricama a punto croce, cucina i pancake e impara a guidare con il cambio manuale. Fa scelte piccole e grandi, imparando che non tutte danno una svolta, ma tutte lasciano un’impronta.

Ho letto questo libro la scorsa primavera, su un treno che mi riportava a casa da Roma dopo 300 km di Via Francigena. Mi sentivo in una bolla di quiete, ma anche distante da quella vita cui stavo tornando, così diversa dal silenzio del cammino zaino in spalla. E così, l’idea di scoprire prospettive diverse mi è sembrata quasi naturale. Ho provato. E giocando ho scoperto che su di me l’art therapy dei disegni da colorare per adulti aumenta lo stress invece di diminuirlo — ma mi diverte fare gli origami, odio le mie mani con lo smalto rosso — ma mi piacciono le sfumature del blu, fatico a fermarmi completamente per più di una manciata di minuti — ma se mi impegno so mettermi il fard anche la mattina prima di uscire per andare al lavoro.

C’è una cosa, una soltanto, che non può venirci dietro, che non possiamo ingannare.

Questa cosa è il tempo.

Che è qualcosa di pochissimo, se siamo felici.

È qualcosa di tantissimo, se siamo disperati.

Comunque sta lì.

Con una lunga, estenuante, miracolosa serie di dieci minuti a disposizione.

Livello 2

L’anno del sì – Shonda Rhimes

Sei una delle autrici più potenti della televisione americana. Sei un icona di First. Only. Different., la capacità di emergere in qualcosa che per te è naturale ma che sembra straordinario solo perché sei donna, perché sei di colore. In tuo onore è stato coniato l’acronimo TGIT, la celebrazione del giovedì sera in cui schiere di fan attendono le ultime puntate del loro serial preferito, il serial che tu scrivi.

Eppure.

“Tu non dici mai sì a niente”

L’origine di tutto. Delorse, la sorella maggiore, per la prima volta si sta occupando di preparare il pranzo del Ringraziamento. E mentre taglia le verdure ad una velocità che sembra quasi impossibile, mormora queste parole a chiusura del lungo elenco di eventi, conferenze, talk show cui la sorella è stata invitata. Shonda cerca di difendersi “…be’, è naturale che abbia detto no. Insomma, sono così impegnata”

Delorse non le da nemmeno la soddisfazione di alzare la testa per ascoltare le sue spiegazioni. L’osservazione sembra dissolversi, ma resta invece come una granata inesplosa.

Così il 2014 diventa l’anno del sì. L’anno in cui accettare ogni proposta che spaventa. La logica è stringente

Dire di no mi ha portato fin qui.

Qui fa schifo.

Dire di sì potrebbe condurmi in un posto migliore.

Se non in un posto migliore, almeno in un posto differente.

Probabilmente a nessuno di noi capiterà di essere invitati ad una festa dal Presidente degli Stati Uniti, di partecipare come guest star ad una puntata del nostro telefilm preferito o di andare in diretta per parlare della nostra carriera in uno dei talk show serali più visti. Ma ciascuno di noi ha le proprie paure. I propri limiti, spesso autoimposti e ben poco reali. Dire sì al tempo che serve per prenderci cura di noi stessi, dire sì a scegliere solo le persone che ci fanno stare bene, dire sì alla possibilità di chiedere aiuto e non dover sempre fare tutto da soli.

Soprattutto, dire sì alla possibilità di essere imperfetti, differenti rispetto al canone comune, semplicemente noi.

“E’ come se tu avessi bisogno che qualcuno te ne desse il permesso (…). Sono tua sorella maggiore. Ti ho dato il permesso. Niente di così eccezionale”

Livello 3

Solo i treni hanno la strada segnata – Gabriele Romagnoli

A parte che ho un debole per Romagnoli. Per quello che scrive e per come lo scrive. Per non parlare del titolo. Perfetto, per chi forse per tutta la vita si è sentito un treno che percorre un binario che non ha scelto e che non sa esattamente dove lo sta conducendo.

E così, quando è finita, ti trovi al bancone di una specie di Virgin Megastore e un’eterea commessa ti mette in mano un LifePod. È praticamente uguale a un iPod, ma non contiene musica, contiene giorni. Non diecimila, sette soltanto. Ai dannati lo consegnano nero e precompilato. Archiviano il peggio della vita e gliela fanno rivivere come una settimana eterna: quando sono stati scoperti, quando hanno pagato e, ovviamente, quando sono morti. All’infinito. Le persone medie rivivono una sequenza di giornate trascurabili: pioggia durante una vacanza al mare, un sabato in famiglia, uno 0 a 0 allo stadio. È ai migliori, soltanto a loro, che viene concesso di scegliere, possono scaricarsi la playlist della vita.

Anche in questo caso, gli spunti di vita del protagonista non sono quelli della nostra quotidianità. Il libro è composto da una serie di immagini che si incrociano tra New York e Beirut, tra Roma e Il Cairo. Fotografie a tratti surreali ma allo stesso tempo vive, luminose, vere.

Perché in tanti di quei paradossi alla fine ci riconosciamo. Nelle riunioni che sembrano esistere non per raggiungere uno specifico obiettivo, ma per il valore ontologico rappresentato semplicemente dal loro esistere. Nelle coincidenze che ci fanno incontrare o che allontanano per sempre le nostre strade. Nella fatica di scegliere, da cui a volte ci sentiamo talmente sopraffatti da chiedere di avere un navigatore che guidi non solo il nostro itinerario stradale ma la nostra vita in ogni sua decisione.

Per capire invece che vivere davvero è proprio la possibilità di scegliere.

Quando li avrai finiti chiudi il libro, chiudi gli occhi, e sorridi: solo i treni hanno la strada segnata.

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